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Le lingue delle scritture murarie

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Le scritture murarie sono sostanzialmente quelle opere che tutti conosciamo con il nome di graffiti: si tratta di immagini o di parole incise su materiali duri come la pietra, metallo, intonaco, legno e superfici simili.

Il nome graffiti deriva proprio dalla tecnica utilizzate per la realizzazione di queste opere: si graffia, letteralmente, la superficie con un oggetto appuntito come uno scalpello, uno stiletto, un chiodo o un qualsiasi altro oggetto in grado di scalfire una superficie liscia e dura.

Si tratta di una forma di comunicazione molto elementare e primitiva, che ha avuto origine sin dal paleolitico superiore ed è sopravvissuta fino ai giorni nostri.

Le prime incisioni, infatti, sono comparse insieme all’Homo Sapiens e raffigurano scene di vita quotidiana legate al pascolo, alla caccia e all’agricoltura, ma raffigurano anche figure mitologiche di difficile interpretazione. In queste prime raffigurazioni murarie, tuttavia, è ancora assente qualsiasi tipo di forma di scrittura e la comunicazione si limita alla raffigurazione di immagini.

Una delle prime forme di scrittura, originata proprio dall’evoluzione dei graffiti, è la scrittura cuneiforme. Si tratta di una rudimentale forma di scrittura realizzata imprimendo sulla pietra o sull’argilla dei particolari segni appuntiti che simboleggiavano il significato delle varie parole: la forma appuntita dei caratteri utilizzati, che ricorda proprio dei cunei, ha dato il nome a questa primitiva forma di scrittura. I più antichi reperti di scrittura cuneiforme sono davvero antichi, dal momento che questa risale intorno al 3.200 a.C. e fu utilizzata, nelle sue fasi più evolute, fino al I secolo d.C.

Insieme alle forma di scrittura su lapidi, la scrittura muraria fa parte delle cosiddette scritture esposte, ovvero quelle forme di scrittura che, proprio per la natura del supporto sul quale si trovano, rimangono nel tempo esposte a tutti gli agenti atmosferici che ne causano il deterioramento.

In entrambi i casi, ma soprattutto nel caso delle scritture murarie, si tratta di forme di scrittura spontanea, che si discostano dalla scrittura letteraria in quanto non sono scritti con scopi divulgativi o per essere letti da un pubblico.

Differiscono dalla lingua letteraria soprattutto perché solitamente non vengono prodotti da scrittori professionisti, che conoscono alla perfezione la lingua scritta, le regole per la composizione delle frasi e la corretta ortografia. Piuttosto si tratta di opere di persone semicolte, che non hanno accesso o interesse a pubblicare opere sui canali tradizionali, quali ad esempio libri e manoscritti, ma preferiscono imprimere il proprio messaggio su una parete.

Questi testi, quindi, riescono a conservare dei tratti della lingua particolarmente legati all’espressione orale, come ed esempio espressioni particolarmente espressive e vivaci, errori di scrittura che avvicinano le parole al modo in cui venivano pronunciate in quel determinato momento storico, costruzioni grammaticali diverse da quelle tradizionali.

Ad esempio, per quanto riguarda le origini della nostra lingua e l’evoluzione del latino, sono molto importanti i graffiti ritrovati a Pompei. Il fatto che siano stati sepolti sotto uno spesso strato di cenere e lapilli ne ha permesso la straordinaria conservazione per oltre due millenni.

Attraverso le scritture murarie di Pompei, infatti, è stato possibile per gli studiosi reperire informazioni che i grandi autori non avevano ritenuto necessario introdurre all’interno delle proprie opere.

Così ad esempio troviamo esempi riguardanti i prezzi delle derrate alimentari o degli affitti dei negozi. Ma anche indicazioni sulla composizione della popolazione, sul livello culturale e sulle lingue parlate.

Ed è proprio una scrittura muraria una delle più antiche testimonianze della lingua italiana: si tratta di un’iscrizione sulla tomba di Commodilla risalente alla prima metà del IX secolo e recita “non dicere ille secrita a bboce (non pronunciare le orazioni segrete a voce alta).

Anche in questo caso, l’iscrizione riporta caratteristiche tipiche della lingua parlata, come ad esempio il rafforzamento della b che diventa doppia ed il passaggio da v a b quando la consonante si trova in posizione forte, di modo che l’originario voce diventi boce.

Oggi, invece, le scritture murarie hanno assunto un significato completamente diverso: i graffiti contemporanei sono l’espressione del graffiti writing importato dagli Stati Uniti e prevedono l’utilizzo di bombolette di vernice spray per disegnare scritte o immagini su muri, superfici pubbliche o anche private e mezzi pubblici quali autobus e metropolitane ad esempio.

Solitamente servono ad esprimere dei sentimenti, la propria fede calcistica o politica e in genere non fanno un utilizzo particolare della lingua, a parte i casi in cui vengono utilizzate abbreviazioni tipiche del linguaggio giovanile, varianti dialettali o nel caso in cui sono presenti evidenti errori di ortografia.

La particolarità principale di questi graffiti moderni sta piuttosto nella particolare codificazione della scrittura, che può risultare un insieme di ghirigori incomprensibili per i non iniziati alla cultura del settore: in un paradossale ricongiungimento del cerchio, la scrittura che utilizza l’alfabeto al quale siamo abituati si evolve ulteriormente e torna ad essere un’immagine.

Oltre ad essere un'immagine, le scritture murarie spesso rappresentano un messaggio universale, che anche se scritto in una lingua, può essere letto e condiviso da ogni essere umano, indipendentemente dalla sua lingua materna.

Come esempio di tale affermazione possiamo citare la "lettera più lunga del mondo", “Open Letter to the Palestinian People in 2009″, scritta in inglese con un messaggio per l'intero mondo: autore Farid Esack, attivista per la pace del Sud Africa.

“...apartheid diminished the humanity of White people in the same way that gender injustice diminishes the humanity of males. The humanity of the oppressor is reclaimed through liberation..."


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