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GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA LINGUA MADRE

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Ci sono celebrazioni molto conosciute e attentamente osservate, e altre che, per un motivo o per un altro, ci sfuggono.

Forse non tutti sanno che il 21 febbraio è la Giornata internazionale della lingua madre, una giornata totalmente dedicata alle diversità linguistiche e culturali.

Nel vasto panorama di varietà linguistiche è necessario avere il massimo rispetto per ciascuna diversità, anche quella con una diffusione territoriale e un numero di parlanti esigui.

Una lingua, infatti, non è solo un sistema di comunicazione, ma anche, e soprattutto, il segno di un’identità del popolo che la parla.

Chi si riconosce come parlante di una stessa lingua condivide anche delle organizzazioni mentali, dei comportamenti e delle strutture ideologiche che fanno di lui il membro di una comunità.

La scelta della data della Giornata internazionale della lingua madre non è stata casuale, anzi. La data serve a onorare e ricordare un evento che ha scosso l’ambiente linguistico nel 1952.

Tutto iniziò nel marzo 1948, quando il Governatore del Pakistan occidentale ed orientale dichiarò che l’URDU sarebbe diventata l’unica lingua per l’intero Paese. Questa decisione cozzava con la realtà degli abitanti di un’area geografica nella quale era il BENGALI la lingua più parlata.

Il 21 febbraio 1952 un gruppo di studenti conservatori, che sosteneva il bengali, perse la vita nel campo universitario di Dhaka, dopo essersi scontrato con le autorità pakistane che imponevano l’urdu.

Oggi l’urdu rimane la lingua ufficiale del Pakistan ed è anche la lingua ufficiale dell’amministrazione nazionale indiana, insieme all’hindi e l’inglese. Il suo numero di parlanti di nazionalità indiana, tuttavia, è superiore rispetto a quelli del Pakistan.

L'urdu è molto simile alla lingua hindi, ma viene scritto utilizzando l'alfabeto arabo opportunamente modificato.

L’urdu è fortemente influenzato soprattutto dal lessico dall'arabo e dal persiano, che sono le principali lingue della cultura islamica. Si scrive da destra a sinistra, utilizzando un insieme di simboli che riprendono lo stesso alfabeto usato per l'arabo, il persiano e alcune lingue turche, più alcuni segni modificati per rappresentare suoni assenti in arabo.

Il bengali, che per il suo numero di parlanti, è considerata la sesta lingua al mondo, sebbene abbia una grossa valenza culturale, non si differenzia particolarmente dalla lingua hindi.

La scrittura è alfabetica e, in tutto, si compone di 56 lettere di cui 40 consonanti e 16 vocali isolate.
La scrittura va da destra a sinistra e viene definita “appesa” perché caratterizzata da una linea orizzontale, al di sopra della quale, le parole sembra, appunto, pendere.

Al di là delle analisi morfologiche e fonetiche, la questione che portò, tra il 1948 e il 1952, alle sollevazioni studentesche, deve fungere da spunto di riflessione per tutti noi.

E’ con questo scopo che è stata istituita la Giornata internazionale della lingua madre: fermarsi a ragionare su quanto l’oppressione e l’imposizione possano generare disordini e malesseri in una popolazione placidamente adagiata sulle proprie abitudini.

Nel momento in cui si è ritenuto necessario rimpiazzare la lingua bengali con l’urdu, infatti, gli abitanti del Pakistan si sono sentiti privati di una sicurezza linguistica che li ancorava al loro territorio e li faceva sentire parte di una comunità più grande che condivideva cultura e tradizioni.

Grazie alle lotte per l’emancipazione, fortunatamente, oggi i bengalesi sono un popolo indipendente per il quale è fondamentale ricordare, ogni anno, quello che accadde tempo fa in un contesto politico decisamente diverso da quello attuale.

In Bangladesh, il 21 febbraio viene festeggiato cospargendo i piedi dello Shaeed Minar, il monumento dedicato ai martiri, di fiori gialli e rossi. A mezzanotte in punto, inizia una processione, guidata dal Primo Ministro, alla quale partecipano i cittadini scalzi e con indosso delle fasce nere in segno di lutto.

La preghiera è che gli ideali dei martiri siano tramutati in realtà, con la diffusione di una democrazia giusta e la possibilità di vivere in una società libera da giochi di potere.

E’ stata l’UNESCO, nel 1999, a promuovere l’istituzione della Giornata internazionale della lingua madre.

Ed è, infatti, anche a Parigi, sede centrale dell’organizzazione, che il 21 febbraio 2014 c’è un fitto programma di eventi che prevede la partecipazione di esperti e studiosi dell’ambito linguistico.

L’argomento trattato è, in primo luogo, quello della sopravvivenza delle lingue vernacolari all’interno del panorama globalizzato, nel quale il particolare fa sempre più fatica ad emergere.

Più precisamente, poi, per questo 2014, si parlerà anche del problema dell’accesso alle pubblicazioni digitali e ai media digitali in lingua locale.

Quello che si vuole ricordare, in pratica, è che per sostenere e incoraggiare la formazione di una qualsiasi lingua madre è necessario aumentare anche la produzione di libri in lingua locale.
Il principio, fermamente sostenuto anche in passato e base delle ricerche linguistiche, è che perché una lingua si possa storicamente definire tale è fondamentale avere una letteratura che la appoggi e la documenti.

Anche in Italia c’è modo di festeggiare la Giornata internazionale della lingua madre: nel cuore di Roma, precisamente nel parco Rabin a fianco di via Panama, si trova un monumento dedicato alla Lingua Madre.

Si tratta di una replica del Monumento Centrale alla Lingua Madre, lo Shaheed Minar, situato a Dhaka, in Bangladesh, che è dedicato idealmente a tutti i martiri di quel Paese il cui sacrificio è valso la costituzione di uno stato separato nel 1971 e, in particolare, a tutti coloro che nel 1952 morirono per difendere la propria lingua madre, il Bangla.

Il monumento capitolino è stato inaugurato nel il 21 febbraio 2011 e, da allora, ogni anno, in questo stesso giorno, si tiene una cerimonia ufficiale commemorativa che viene organizzata dall’Ambasciata del Bangladesh.


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