Nonostante molte zone del Benin abbiano subito l’influenza della colonizzazione francese e della globalizzazione (in particolare le grandi città come la capitale Porto-Novo), all’interno dei suoi confini sopravvivono realtà ancora molto legate alle tradizioni e alla cultura indigena.
Suggestivo in questo senso è il villaggio di Ganvié, un villaggio nato nel XVIII secolo e composto completamente da palafitte costruite sul lago Nakouè. In questa cittadina completamente galleggiante, che per somiglianza è stata chiamata la Venezia d’Africa, vivono 65.000 persone che traggono sostentamento dalla pesca e da ciò che offre loro l’ambiente lacustre.
Precedentemente conosciuta con il nome di Dahomey, la Repubblica del Benin è situata nella zona occidentale dell’Africa e confina a nord con il Burkina Faso e il Niger, a est con la Nigeria, a ovest con il Togo e a sud si affaccia sul Golfo del Benin.
Il Benin è stato colonia francese dal 1892 fino al 1960, anno in cui venne dichiarata la sua piena indipendenza. Dopo diversi colpi di stato e il regime marxista imposto da Mathieu Kérékou, alla fine degli anni Ottanta è diventato una repubblica presidenziale che, dal 2006, è retta dal presidente Yayi Boni.
Originario del Benin è il vodun, detto anche voodoo, termine che in lingua fon sta per “spirito protettore” e che conta circa sessanta milioni di praticanti in tutto il mondo. É una religione che fa largo uso di rituali esoterici, con tanto di canti, balli, fuoco e trance per parlare con gli spiriti e conoscere ciò che hanno da comunicare agli uomini.
Non c’è che dire Benin sembra la culla della stravaganza, sicuramente insolita e non simile ad altri Paesi, probabilmente è proprio per questo che diversi turisti l’hanno definita “Una terra circospetta”, non tanto per il fatto che sia diffidente, quanto per il fatto che sembra intrisa di un fascino antico, esoterico e perduto nel corso del tempo.
Lingue parlate a Benin
Il francese è la lingua ufficiale del Benin, conosciuto dalla quasi totalità della popolazione e utilizzato dalle quaranta diverse etnie per comunicare tra loro.
Gli appartenenti a uno stesso gruppo etnico, tuttavia, parlano tra loro un idioma specifico. I più diffusi sono il fon, parlato dal 40% della popolazione, lo yoruba, che riguarda il 12% dei beninesi, e l’adja, parlato dall’11%, e il somba e l’ani parlati rispettivamente dall’11% e dal 5% delle persone. Il restante 29% dei beninesi parla altri dialetti minoritari.
Traduzioni ufficiali dei documenti beninesi per l’uso in Italia
Data la scarsità di possibilità offerte dalla società beninese, potrebbe capitare che una persona nata in Benin decida di tentare la fortuna emigrando in Italia. In questo caso, avrebbe bisogno di utilizzare in Italia i documenti emessi nel suo Paese natale.
Il Benin fa parte di quel gruppo di paesi che non hanno firmato la Convenzione dell’Aja (un sistema atto a semplificare la procedura consolare mediante l’apposizione delle apostille) pertanto, per la validazione di atti amministrativi, giuridici o notarili, si avvale ancora della procedura consolare.
Quindi, un qualsiasi documento beninese, per essere reso utilizzabile in Italia, deve essere legalizzato dal Ministero degli Esteri e poi essere sovralegalizzato rivolgendosi al consolato italiano in Benin.
Dopo aver superato questi due step, il documento raggiungerà l’Italia e qui dovrà essere sottoposto a una traduzione asseverata. Ed è proprio a questo punto che diventa indispensabile il lavoro di traduttori iscritti all’Albo come quelli che collaborano con lo STUDIO FORENIX, autorizzati dal tribunale a svolgere traduzioni giurate e comunque tutti ufficialmente riconosciuti.
Traduzioni ufficiali documenti italiani per l’uso in Benin
Anche i documenti italiani, per essere ritenuti validi in Benin, devono seguire una procedura simile. Dopo la legalizzazione del documento originale, occorre procedere con una sua traduzione asseverata, alla legalizzazione della traduzione presso la Procura della Repubblica e, infine, la sovralegalizzazione da parte del console beninese in Italia.
La Convenzione dell’Aja, a cui hanno aderito diversi Paesi nel 1961, ha permesso di rendere molto più comprensibile e facilitata la validazione di diversi documenti. Poiché il Benin, ha scelto di non aderire a questo sistema mantenendo la burocrazia originaria, sono diverse le difficoltà che si possono riscontrare, non solo per coloro che non sono molto pratici in tema di legalità, ma soprattutto, per coloro che non hanno dimestichezza nel comprendere come funzioni l’iter che comporta lo scambio dei documenti dal suo Paese a uno estero.
Dopo la traduzuione asseverata del documento e la legalizzazione presso la Procura della Repubblica, ogni documento destinato a Benin deve essere sovralegalizzato presso il Consolato del Benin in Italia.
Per questo motivo è importante affidarsi ad agenzie specializzate nelle traduzioni e, i professionisti dello STUDIO FORENIX, offrono un servizio di traduzione asseverata dei documenti e sono in grado di garantire assistenza a chiunque avesse bisogno di supporto nell’affrontare tutti questi passaggi burocratici.
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